Un desiderio esasperato

Perchè ha detto così, quell’uomo?

Navi è impazzita.

Epona è confusa.

Io non riesco a starci di fronte.

Qualche tempo fa ho scoperto, con grande sorpresa, che esistono tante altre Hyrule, oltre alla mia.
Una Hyrule, però, era rimasta senza la sua Triforza, senza il suo legame con le tre Dee, senza i suoi desideri: gli abitanti avevano avanzato pretese impossibili, portando alla distruzione dei loro tre triangoli sacri e alla conseguente fine della gioia nel loro regno.

“SMETTI DI PENSARE A QUELLE STORIELLE, IDIOTA!”

Navi, perchè stai urlando? Non serve, sei a pochi centimetri dal mio volto.

La principessa di quella Hyrule condannata, però, decise di non rassegnarsi ed escogitò un piano per rubare la Triforza alle altre Hyrule: non era giusto che loro potessero avere i loro desideri e lei no; la distruzione della sua Triforza non era una sua colpa.

Lei voleva solo essere felice.

L’unico modo per fare giustizia e riconquistare la sua felicità perduta era sopprimere i desideri degli altri.

Epona mi guarda strano: leggo nel suo sguardo che vorrebbe alzarsi, ma non ce la fa.
Dentro i suoi grandi occhi marroni c’è una certezza fuori da questo mondo, ma non riesce a rimettersi in piedi comunque.

In quella Hyrule viveva anche un giovane eroe, come me.
A differenza di tanti, tanti altri eroi, però, questo non era riuscito a dimostrare il suo valore come avrebbe voluto, preso dalla paura ogni volta che qualcosa andava storto.

Come me.

Durante la grande battaglia per il sequestro delle Triforze degli altri regni, di quell’eroe si perse ogni traccia. La principessa pensava a lui con odio: solo un codardo poteva sottrarsi di fronte al tentativo di rinascita del suo regno.

“DEVI FARLA FINITA! A cosa serve ricordare storielle che non hai vissuto se non a distrarti da quello che ti sta succedendo?”

Una Hyrule rispose all’attacco di quella principessa disperata, ma questa fu facilmente sconfitta: la principessa vincitrice e il suo eroe decisero, però, di non punirla, lasciandola tornare al suo regno.

Clipboard01Solo quando si trovò nel grande salone del suo castello diroccato, la principessa fu travolta da una forte luce che inondò tutta la stanza: la Triforza era ritornata.

Ma com’era possibile?

L’eroe codardo entrò dal grande portone: egli rivelò alla principessa che, durante la battaglia, si era recato dai regnanti sotto attacco e aveva chiesto loro di risparmiare lei, così
avventata, perchè quello che aveva nel cuore era buono e vero e tutti i suoi gesti erano riflesso di un dolore difficile da sostenere.

“Io non ne ho la certezza, disse l’eroe, “ma se la nostra Triforza è di nuovo qui tra noi significa che, dall’altra parte, hanno usato un desiderio della loro Triforza per restituircela. Capisci? Noi li abbiamo attaccati, loro ci hanno ricompensato.

“Loro ci hanno permesso di tornare a desiderare.”

Torno a guardare la piana, ripensando alle parole di quell’uomo.

Vorrei essere come quell’eroe che tutti definivano codardo, mentre non sono altro che un opaco riflesso di quella principessa addolorata.

Quanto tempo ho speso esasperando il mio desiderio.
Quanto ancora ne ho perso, cercando di farlo riemergere appoggiandomi con pesantezza ai desideri di Hylian, Kokiri, chiunque…

Rubandoli.

Ignorandoli.

Eppure, in questi giorni, la luce non ha mai, mai mancato di splendere.

Mai.

Ma è una luce che io vedo provenire da un ammasso di polvere d’oro, e non riesco a togliermi dalla testa questa immagine.

Anche se la Triforza del Coraggio sulla mia mano brilla.

Anche se in tanti stanno contribuendo alla rinascita del mio desiderio, nonostante quello che ho fatto.

Polvere.

Epona, com’è possibile che io riconosca quella certezza che hai ma non riesca a rialzarmi?

Come possiamo essere a terra entrambi?

“Aggrappatevi a quello che vedete, no?”

Navi non si è calmata, ma non sta più urlando.

“Aggrappatevici forte. Non sono i vostri desideri a tirarvi giù, non sono le parole di quell’uomo. Alzatevi, resistete, circondatevi di quelli che vogliono che voi possiate tornare a desiderare: se in quella storiella c’è anche solo un frammento di verità, allora anche per due senza speranza come voi c’è qualcosa a cui credere.”

Navi la fa facile, forse molto facile, ma ha ragione.

Epona, la piana ci aspetta.

Guardala.

Quanto, di questo immenso mondo, dobbiamo ancora vedere.
E, insieme a noi, quanti stanno desiderando che noi possiamo vederne ancora e ancora e ancora.

In piedi.

Pronti a ricadere.

E a rimetterci in piedi.

E a ricadere di nuovo.

E poi di nuovo in piedi.

Ancora.

Ancora.

Ancora.

Ricostruiamo il nostro desiderio, insieme ai desideri degli altri.

Affiancati.

Respirandoli.

“Siete ancora lì? In piedi. Non vi aspetterò più.”, ci dice Navi, iniziando a volare lontano.

Porta pazienza, amica mia.

Ancora.

Ancora.

Ancora.

Io vedo ancora la polvere.

Ma, intanto, la sua luce non se ne è mai andata.

May the way of the Hero lead to a new Triforce

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Ragione III

Clipboard01E’ ancora lì, eh, eroe?

Lo vedo anche io.

Ce lo hai indicato spesso, a me e a Epona, come qualcosa da ignorare, minaccioso e spietato, ma allo stesso tempo non hai mai voluto metterlo davvero in mostra.

Forse hai paura che l’eco del suo nome potrebbe dargli nuova forza, molta più forza di quella che già possiede.
La forza di quegli occhi rossi che, un minuto si e uno no, ti guardano e ti abbracciano.

Ad ogni abbraccio, cadi sulle tue ginocchia fragili.

Ti rialzi, lui se ne va.
Sai che tornerà, eroe.

E’ vero, la sua non è la vera risposta.

Io l’ho già capito, che non è la vera risposta.

Ma forse l’ho capito solo io.

Eroe, senza di te e senza quel cavallo io non sono niente.

Ti ho osservato, in queste giornate: ho visto Hyrule riflettersi nei tuoi occhi con una luce nuova. Non era cosa da te, ne ero fiera.

Ma sei ancora piccolo, è evidente.

Di nuovo ti ha abbracciato.

Eppure io sto volando e questo equino pazzoide è in piedi.

Solo tu sei a terra.

La mia consolazione di fronte a questo tuo patetico teatrino, Eroe, è che stai stringendo la Spada Suprema tra le mani ed è chiaro come il Sole che splende sulla piana che non hai la minima intenzione di lasciarla andare.

Usala per rialzarti.

Lo so che non è questa la ragione per la quale è stata forgiata, ma se l’hai ricevuta in dono dalle Dee puoi anche permetterti di usarla come meglio credi.

E lui, lui, profondo riflesso di tenebra.

Quando capirai che siete una unità inscindibile?

Eroe, ascoltami: quando comprenderai che puoi scegliere il colore dei vostri occhi forse, allora, potrai tornare a usare quella lama sacra in modo più ortodosso.

Adesso, ancora, non è il momento.

Che sia appoggio.

So che, almeno di questo, sei capace.

E sappi che, in fondo, non sono affatto delusa da te.

Can Hyrule’s destiny really depend on such a lazy boy?

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“Tu non sai essere felice”

Epona è di nuovo a terra.

Ha avuto come un moto di esaltazione, si è lanciata sulla piana come un fulmine, e ora è accasciata al suolo.

Navi le svolazza davanti al muso, la sento urlare.
Distinguo chiaramente dei rimproveri.

Io non posso fare altro che sedermi e aspettare, guardandole, cercando di capire cosa si stanno dicendo.
Come un sordo.

Hyrule è cambiata.

Volti, spazi, tempi.

Negli ultimi tempi ho setacciato la piana da cima a fondo sfruttando quei pochi attimi in cui Epona si decideva a galoppare, alternati ai tanti, frequentissimi momenti nei quali mi ha costretto a proseguire a piedi.

I kokiri mi hanno accompagnato con frequenza, fratelli che non si sono mai sentiti davvero abbandonati dalla mia partenza, quando il grande albero Deku mi ha rivelato che non ero mai stato davvero uno di loro.
Che non potevo restare lì, con Hyrule che, insistente, mi chiamava a sè.

Navi sta perdendo la pazienza ma Epona non muove nemmeno un muscolo.

Cosa ti è successo, amica mia?

La piana sembra così vuota.
Eppure, lo so per certo, il vento, le voci, le risate dei miei vecchi amici del Bosco Perduto, tutte queste cose mi sono compagne: gioire delle loro gioie, sostenersi nella prova, vivere assieme.

Insegnarsi a vedere il mondo.

Hyrule è cambiata.

Una voce nel vento, amorevole nella sua severità, mi ripete quello che già so.

“Tu non sai essere felice”.

Sento due braccia stringersi attorno al mio collo, poi si sollevano, come a volermi coprire gli occhi.
Braccia nere.
Braccia che sono mie, familiari.
Braccia che non se ne andranno mai, che posso solo tenere a bada.

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Lui non se ne è mai andato.

“Qualcosa non va, Eroe?”

Navi ha finalmente smesso di rimproverare Epona: si volta verso di me, ma non può vederlo.
Lei vede solo me.

E, in un certo senso, qui ci sono davvero soltanto io.

Lui è l’evidenza di una felicità che non so vivere.

Si nutre della mia insicurezza, della mia ridicola codardia.

Gode della mia rabbia.

Si innesta nei miei pensieri, tenebra come la sua essenza, consapevole che, finchè esisterò io, lui non potrà mai morire.

Sento la sua risata sospirata nelle mie orecchie.

E vuole che io non senta altro.

Ma Navi parla.

“Io non so cosa abbia fatto questo cavallo ma in questo momento sento che qualcosa non torna.”

“Eroe, ti dirò una cosa che non avrei mai pensato di dire…”

Lui la guarda.

Lui ha paura.

“Per me è terribile vederla in quello stato.”

Mi tappo le orecchie per non sentirlo urlare.

Le braccia spariscono.

Il colpo è stato forte, si è ritirato, per ora.

Guardo Navi, vergognandomi.
La mia cecità, la mia mancanza di sguardo verso Epona, uno sguardo si era trasformato in un meschino gesto di di convenienza, ha smosso persino lei, facendo breccia nella sua razionalità impeccabile.

Una crepa su una parete levigata dai ragionamenti.

La guardo, come a voler raggiungere quella crepa per metterci la mia mano e spingere per rialzarmi.

Epona è ancora a terra ma, con fatica, si volta verso di me, con gli occhi pieni di domande alle quali, al momento, non so dare risposta.

Hyrule è cambiata.

Ma, anche fosse, perchè vivere la sua felicità deve essere una prova così grande?

Io.
Navi.
Epona.

La stessa domanda.

Vi guardo, amiche mie, cercando di farvi capire una cosa e una sola.

Lui ha cercato di darmi una risposta.

E quella non può essere la vera risposta.

Non accettatela.

May the way of the Hero lead to the Triforce

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